A me non piace dire di no alle persone che propongono un'attività per i ragazzi.
Io non accompagno in gita, quello no. Però in questi 9 anni ho seguito progetti di tutti i tipi, partecipato a conferenze e eventi con le mie classi, fatto mercatini, mostre, scambi culturali, spettacoli teatrali, giornalini, e in generale quando qualche collega ha bisogno dei miei alunni per qualsiasi cosa, dalla gara sportiva al laboratorio di cucina, dalla preparazione di un manifesto alla presentazione della scuola ai più piccoli, io sono favorevole e disponibile, non brontolo e anzi incoraggio.
Perchè che ne sapete voi di cosa può servire a un ragazzino per imparare. Mica ci sono solo la storia e la matematica, nella vita.
Capita il bambino con handicap che si scopre bravissimo a impastare la pizza, lo straniero umiliato quotidianamente dalla fatica di capire una lingua nuova che però è capace di stare a capo di una squadra di suoi pari e far loro allestire un palcoscenico, o semplicemente il bambino timido, quello disadattato, quello in crisi, quello in lutto, quello con la delusione d'amore o lo sfigato coi brufoli, che però, messi in una situazione diversa dallo stare nel banco a subire, brillano per qualche capacità, o si sentono solo un po' sollevati e rincuorati.
Capita lo strafottente insopportabile che diventa un agnellino affettuoso se c'è bisogno di riordinare la biblioteca e sta un'ora e mezza solo con un professore. Capita l'agitato che tutto ma non fatemi stare seduto, e magari, messo a fare un lavoro pratico, anche di precisione, si scopre che è attento. Capita la divetta che presa da parte e messa a decorare tartine o ad appendere festoni svela aspetti infantili e coccoloni. Capita il protagonista che, nel fare un cartellone con due o tre di quelli che nemmeno calcolerebbe nell'intervallo, diventa disponibile e collaborativo.
Negli anni ho infilato come perle in una lunghissima collana momenti dorati in cui, magari sola con due o tre di loro per volta, ho scoperto aspetti nuovi e raccolto confidenze. La serenità negli sguardi di alcuni di loro mi ha ricaricato le batterie dopo ore di spiegoni, rimproveri, corde vocali tese e frustino.
Poi anche se chi li porta fuori è un collega sono favorevole, appunto per questi motivi. E' bello e giusto, soprattutto in una scuola di paese, in una campagna dove non tutti i genitori possono permettersi corsi pomeridiani o svaghi in giro per il mondo per i loro figli, che ci siano tante iniziative.
A me fa piacere che arrivino ai nazionali di tamburello o di bowling, che scoprano il tchoukball, che tornino con le medaglie o coi premi di un concorso, che vadano a intervistare i lavoratori, che mi raccontino com'è andata la competizione di scacchi o la gita al Lago Maggiore, la visita al museo o la partecipazione a un evento del Comune.
Però vorrei sapere, vorrei proprio sapere, chi ha organizzato il gemellaggio coi Francesi e che cazzo aveva in testa.
Giovedì sul tavolo della sala prof c'era un editto che specificava in quale ora e in quale classe gli alunni stranieri avrebbero dovuto svolgere attività. La I C e la III B non c'erano.
In mattinata, l'arrivo del pullman degli ospiti francesi mi distrugge la scarsa concentrazione della III B. Il passaggio della collega di Arte che presenta le mie ragazzine a quelle che devono "coucher avec" loro (...) scatena l'entusiasmo frenetico dei soliti mandrilli: in effetti il gruppo francese è soprattutto composto da femmine e di queste un bel po' sono le classiche francesine bionde e angeliche. Poi Terremoto, Cuba, Punta di Diamante e Timido Carino vengono coinvolti dalla bidella Rambo nella preparazione dei tavoli per la mensa allestita in auditorium, e per un po' partecipo anche io per sorvegliarli.
Solo che, dopo questi eventi emozionantissimi, non riesco più a far lezione, fanno casino, sono distratti e alla fine li faccio uscire prima dall'aula per l'intervallo, perchè non combinano un tubo. Al pomeriggio con la collega Milady sono talmente insopportabili che lei mi telefona la sera per chiedermi di prendere provvedimenti.
Venerdì mattina arrivo da Paesino Blu piuttosto scocciata (alle otto e zero cinque stavo firmando una nota sul registro: Franti accende un fiammifero in classe) e appena arrivo l'Inutile mi dice che mi manderà in classe quattro studenti francesi perchè vorrebbero seguire una lezione. Io, a malincuore dato che lei è sempre molto gentile, la supplico di lasciar perdere la mia classe perchè ho bisogno di cazziarli, di fare una prova di recupero e di farli lavorare come negri per recuperare la giornata buttata e ristabilire la disciplina. Lei acconsente. Io vado a controllare il foglio con gli impegni e scopro che la III B è stata aggiunta tra capo e collo nella notte tra giovedì e venerdì alle classi coinvolte nel gemellaggio.
Quando suona la campanella faccio per andare in classe e Celhoduro, senza neanche salutare, mi viene incontro e comunica:
"La III B adesso va a fare un partita in palestra con i Francesi".
Va? Modo indicativo tempo presente, affermazione? E quelle belle paroline magiche tipo per favore scusa ma abbiamo dovuto cambiare i programmi ti dispiace se?
Miiiiiiii.... Botta de saaangueee!!!
Come pensate sia andata a finire?
La III B non si è mossa dalla sua aula per tre ore, nel corso delle quali, oltre a lavorare a testa china, ha subito un cazziatone triplo: li ho cazziati da parte mia per la mattinata precedente, da parte di Milady (con convocazione di alcuni dei genitori) per il pomeriggio precedente, e di nuovo da parte mia perchè non mi piace per niente mettermi in conflitto diretto con un collega.
Tacendo loro che, se detto collega mi apostrofa un'altra volta con quel tono e in quel modo, gli dò una testata nei denti.
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1 commento:
ti capisco perfettamente: l'annoscorso, con al SecondaBamba, gemellaggio con una classe di Munster. notare che 2/3 della classe non sapevano indicare la capitale della Germania e che il tedesco non era tra le lingue straniere studiate.
dire che ho ostacolato il tutto è poco.
e quanto rimpiango il buon vecchio TP, in cui davvero riuscivi a dare anche ai più scalcagnati qualche opportunità di tirare fuori qualcosa di buono...
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