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martedì 10 dicembre 2013

Del diventare una stronza


Di recente mi sono lamentata con la preside, dicendo che noi coordinatori siamo oberati di impegni e che non può chiedere sempre tutto agli stessi. Inoltre ho chiesto di essere esonerata da alcune cose e che ci sia qualcuno che fa i verbali e le altre menate che di solito si scaricano sul prof di italiano, come se fosse l'unico in grado di scrivere.

Ho mandato a zero due conti in banca su tre per le tasse di famiglia e, dopo ponderata riflessione, ho tenuto su quello che uso io quotidianamente i soldi della vendita della'appartamento a Sanguedelmiosangue. Perchè devo pagare altre tasse, altri conti di tutti, ma anche perchè mi servono una macchina nuova, i soldi per il primo Natale in famiglia della Princi, un po' di margine per il festival e sì, anche tremila euro per cose mie. Eh. Sì. Tanto a meno di me non possono fare comunque, i miei parenti, e io mi sono rotta i coglioni di girare con uno scassone, non voglio la Ferrari, solo una macchina che non perda i pezzi mentre va. E le cose mie sono le cose che mi permettono di non impazzire. E, ripeto, di me gli altri hanno bisogno. Quindi io devo essere viva, e sana di mente.

Stamattina prima delle 9 e mezza avevo già dato disposizioni su: ritiro atti Equitalia depositati in Comune, fax e posta da smistare, un contratto d'affitto, due trasporti di oggetti e beni da Genova a Asti, un minirinfresco, una certificazione energetica, lo spostamento di un appuntamento con la psicologa della Princi, la sopravvivenza alimentare e domestica dell'intera famiglia.

Persone coinvolte: mio cugino, il mio migliore amico, mia madre, la mia commercialista, la psicologa dell'ASL, la mia segretaria, mio marito, mia figlia, il nostro grafico dell'Asti Film Festival, il geometra, la panettiera.

Resta inteso che oggi pomeriggio piomberò sui malcapitati che allestiscono gli spazi per le proiezioni del festival e darò ordini anche a loro, ma nel frattempo devo come al solito far filare 45 studenti, e mi sa che dovrò mettere in stand by una ditta di ristrutturazioni a cui devo dei soldi.

La mia risposta, quando qualcuno mi chiede una cosa, ultimamente varia da

a) ora non me ne posso occupare

a

b) lo faccio fare a ...

a

c) richiedimelo venerdì quando ho tempo

oppure

d) fino alla settimana prossima non se ne parla nemmeno.


A volte mi fermo a pensare che, se io smisto tutto quel che devo fare su tante persone, e bisogna aggiungerci le Fate che mi stirano e mi puliscono casa, Frau Bluecher che mi gestisce la zia e vari altri collaboratori occasionali, vuol dire che nella mia vita ci sono un po' troppe cose per una persona sola.

Più spesso, mi guardo allo specchio e penso: toh guarda, sto diventando una stronza.
 

 
E poi: cazzo, se avessi saputo che funzionava così bene, ci sarei diventata già anni fa.

Il punto, miei cari, è che di notte non dormo nel tentativo di organizzare tutto, ma una volta sorto il sole, dopo aver messo dei paletti, delle recinzioni, dato ordini, mandato altri a fare cose, usato i soldi per sbattermi di meno e avere più tempo, quando mi siedo finalmente sul divano ho la testa sgombra. Non sapevo neanche più cosa volesse dire, avere la testa sgombra dalle grane. Dentro ci sono perfino dei pensieri, delle emozioni, dei desideri. Ho delle idee magnifiche e delle belle intuizioni, solo che ultimamente avevo sempre troppo sonno o troppa fretta per rendermene conto

Questo post è dedicato alla Frenci, a Cavallino, alla Tipa e a tutte quelle donne che devono piantare dei paletti e delle recinzioni per sopravvivere. Io sono la prova vivente che dopo si sorride di più. 

giovedì 12 aprile 2012

Quello che gli uomini non vedono

Dicevo qui di quel certo adorabile tipo di donnina che talvolta ronza intorno ai mariti altrui.

Ieri ero in aula prof con la Pianista, la mia collega di sostegno, che pianista lo è veramente e ha pure una sorella primo violino. Si correggeva (io) e metteva in ordine il quaderno del sostegno (lei) e si scambiavano due caeti (leggasi cèti con e molto aperta, genovesismo per pettegolezzi). Precisamente si parlava della sorella di lei, che ha conosciuto mio marito alla festa in casa di cui dicevo, quella cui io non sono andata, e che era piena di gente che, per un motivo o l'altro, aveva a che fare con l'ambiente di Hastiwood.

La Pianista ha alcune idee precise sulla vita, spesso ripetute pur se suona strano nell'ambiente in cui lavoriamo sentire una posizione così esplicita, che sono così riassumibili: "Gli uomini ragionano col pisello, ma certe donne sono proprio troie" e "A certi uomini bisognerebbe tagliarlo". E non avete idea di che effetto fa sentir dire cose del genere a una creatura elfica, sottile ed elegante, vestita come Bree Van de Kamp in versione lavorativa e dotata di una voce dolce e flautata. Cioè, in confronto io sembro un camionista incazzato anche quando coccolo un neonato.

Ci siamo ritrovate in questi mesi a non raccontarci mai nulla di preciso per non sforare in territori pericolosi (Asti è piccola e io ho definitivamente smesso di credere che sarò mai piemontese), ma a generalizzare molto e capirci abbastanza. E poi lei ha avuto un grosso lutto all'improvviso e io ho tentato di consolarla quando è arrivata a scuola in lacrime, e insomma siamo abbastanza coetanee e abbastanza in confidenza da aspettarci con fedele regolarità per la pausa caffè. Amiche potrebbe essere una parola grossa, ma andiamo d'accordo.

Comunque stavamo parlando di quella serata e io le ho detto che ero a casa tipo Dracula nella bara col mal di testa, e che all'improvviso mi son tirata su dal feretro ricordandomi con orrore che avevo mandato il marito solo a una cena in piedi dove sicuramente c'era anche una che non mi piace vedergli intorno.

Tira e molla due minuti per capire di chi parlavo, le dico "no guarda, non sto a dirti, è una dell'ambiente teatro, ma dai non voglio fare nomi che l'ho vista una volta sola e magari... però mi ha proprio dato fastidio, sai come sono quelle che fanno le prime donne, non dico che ci stia provando ma... sai quelle che ti fanno il complimento, inclinano la testa e ti toccano la spalla con aria finto amichevole... poi per carità, io sono un po' suscettibile su queste cose, però...". Lei ci pensa un attimo (giuro, meno di quattro secondi), apre la bocca e tira un nome, uno solo. E ci azzecca in pieno, così a bruciapelo che io scoppio a ridere e ammetto che ci ha preso.

E allora lo vedi che le donne queste cose le sanno con certezza matematica. Perchè gli uomini no?

martedì 10 maggio 2011

Le prove Invalsi e la privacy delle famiglie

La mia amica Noisette ha sollevato da tempo la questione della famigerata prova Invalsi che dobbiamo somministrare a giorni.

Non parlo qui del test che si fa a livello nazionale e che si somministra insieme agli esami di terza media, ma di quello, avente scopo di rilevazione statistica, che si dà alle classi prime.

Si è discusso qui e qui del perchè e del percome a noi insegnanti tocchi / non tocchi, sia gradito / sia inviso questo compito.

Ma un tema non è ancora stato toccato.

Insieme al test Invalsi (75 minuti di matematica, 75 minuti di italiano) viene consegnato un questionario ai ragazzi, che si suppone richieda 30 minuti per la compilazione.

Alcune domande del questionario degli anni scorsi riguardavano i seguenti argomenti:
composizione del nucleo familiare
titolo di studio del padre e della madre
occupazione del padre e della madre
numero di fratelli e sorelle
lingua parlata a casa
numero di libri presenti a casa
possesso di camera individuale
aiuto ricevuto nello studio fuori da scuola
attività svolte fuori scuola
risorse disponibili in casa (è stata eliminata una domanda sul possesso da parte della famiglia di lavastoviglie e automobile e sulla presenza di uno o più bagni in casa).

Pensate che scherzi? guardate le motivazioni fornite,che riporto testualmente (fonte: sito ufficiale INVALSI, qui alla voce quadro di riferimento dei questionari)

Con la composizione del nucleo familiare si vogliono indagare le tipologie di famiglia in cui i
bambini vivono. Il numero degli eventuali fratelli o sorelle può essere considerato come un
indicatore di vincoli economici familiari. Inoltre la domanda relativa al possesso di una camera
individuale – in presenza di fratelli – può dare indicazioni sullo status economico della famiglia. Tra
le risorse disponibili in casa, comunemente indagate nelle ricerche internazionali come indicatore di
status economico (nota 30), si è scelto di focalizzare l’attenzione su quelle più direttamente connesse allo
studio. Pertanto l’indagine delle risorse educative disponibili a casa viene considerata soprattutto
come un indicatore delle condizioni familiari di supporto allo studio
.

Testo della nota 30 Dopo una ricognizione delle distribuzioni delle riposte degli studenti italiani nelle indagini PISA, TIMSS e PIRLS, si
è deciso di eliminare le alternative di risposta legate esclusivamente al benessere economico (es. bagni, automobili,
lavastoviglie), e quelle presenti in tutte o quasi le famiglie italiane (es. vocabolario).



Ora io non aggiungo altro. Vi faccio solo notare che questo questionario viene distribuito a minorenni in assenza dei loro genitori e come parte di un test scolastico.

venerdì 8 aprile 2011

Ah, scusate, c'era il rovescio della medaglia

Dimenticavo di specificare che ogni medaglia ha il suo rovescio.

No, nel senso che io sembrerò assatanata, me ne rendo conto, con la mia elencazione di attori bravi e belli che mi fanno impazzire e con cui spero di passare prima o poi una serata grazie a questa cosa del cinecircolo che va lievitando.

Ma dovete anche considerare che tra gli amici di Facebook di mio marito da oggi c'è Valeria Golino.

Io lo sfotto,chiedendogli che camicia pensa di farsi stirare per la sera in cui porterà fuori a cena Monica Bellucci. Ma rosico come un castoro, intanto.

martedì 5 aprile 2011

Pfui

E' arrivato il giorno in cui appendo al muro l'elenco completo degli argomenti delle ricerche, coi nomi dei singoli alunni e l'ordine in cui i suddetti verranno interrogati.

Solitamente fa abbastanza paura. Anche alle classi più sgamate.

Ho la sensazione che la III B sarà imprevedibile anche su questo punto.

Comunque tenterò di sopravvivere.

Sto lavorando a un ritmo tale che non ho tempo nemmeno per incazzarmi.
Quando si comportano male, questi, quelli più piccoli, quelli di Paesino Blu e in particolare i nove maschiacci che tengo per cinque lunedì, io vado di registro, di diario, di "fuori!" ma senza neanche alzare la voce.

Ieri sono stata anche io gratificata di una performance con versi orgasmici da parte del Paulista. In più Stronzetto Biondo ha urlato tutta la lezione continuando a disegnare animali schiacciati in orrendi incidenti stradali. Stava per scapparmi un "sei disturbato forte, tu, vorrei sentire cos'ha da dire uno psichiatra di fronte a questa ossessione degli animali morti" ma son stata zitta. Quando però il Grosso Peruviano e un altro hanno acceso un fiammifero, ho riportato tutti dalla collega che, non fosse altro perchè ha in mano tre materie sulla loro pagella, rispettano. E le ho riversato addosso uno sguardo di disapprovazione che diceva: "Sono i tuoi alunni, che io tengo a te per farti fare latino, non intendo perderci la salute, se non gli spieghi che devono sapersi comportare, io non sto fuori a fare la badante a dei casi psichiatrici". In passato l'avrei vissuta come un'ammissione di non avercela fatta da sola, ma ora non ci penso nemmeno. A Scuolina Rosa quando passo per i corridoi la gente controlla se la sto guardando, perchè hanno paura di essere inceneriti da una mia occhiata. Ormai riesco a leggere nelle coscienze e lo sanno benissimo.

A Paesino Blu danno dei sette in condotta che da noi sarebbero dei cinque, questo è il risultato, e non ho nessuna voglia di combattere l'andazzo locale, voglio solo finire le mie ore con questi nove disgraziati e tornare alla mia storia e alla mia grammatica con la II B, dove mi conoscono e obbediscono e dove, nonostante i miei quattro cadano abbondanti come i petali di mandorlo, continuano a chiedermi se l'anno prossimo li porto in terza.

lunedì 14 marzo 2011

Dice...

...che gli insegnanti sono troppi, per questo sono sottopagati, suggerendo implicitamente che dovremmo fare piazza pulita di un po' di colleghi per guadagnare di più.

Invece l'unica cosa che io riesco a pensare in reazione a queste parole è che i politici siano troppi, e pagati troppo.

sabato 15 gennaio 2011

Smentite ufficiali

1) Stamattina ho scritto dei sabati di recupero: "MAI CHE SI VEDA UN COLLEGA DI GINNASTICA, DI FRANCESE O - ahahahah - DI ARTE."

Non è vero: oggi arrivo a Paesino Blu e entro, venendo immediatamente respinta indietro dall'onda d'urto della voce di una collega che sta URLANDO (no, urlando non è un termine adatto: sta producendo onde sonore della potenza di parecchi megatoni) alla II B. Io credevo ci fosse Wanda, la collega di inglese, ma non mi sembrava possibile che dal corpicino di costei (tostissima di carattere, ma esile) potesse uscire una roba del genere, e poi mancava lo spiccatissimo accento palermitano.
Quindi non era lei.

Il problema era che io dovevo entrare a prendermi il registro.
Così busso (e non mi sentono perchè la tipa urla in modo sempre più titanico) e entro: trovo la classe mezza in piedi, e la collega di Arte, rotonda signora che ricorda un po' la cattiva di Bianca e Bernie (come si chiamava? Endora? Amelia? no... aspetta... Google? ecco, Madame Medusa, mi faceva una paura pazzesca da bambina), è in piedi con le guance paonazze e le vene del collo che paiono corde da vela. Si volta al mio soave e molto britannico "Ehem... buongiorno..." e mi tende marzialmente la mano: "Buongiorno, lei è la mamma di?"
Io sto per scoppiarle a ridere in faccia, i ragazzi sono talmente agitati e storditi dalle urla che non ridono, le ricordo che sono una collega, lei sostiene di non avermi mai visto (brutta cosa, l'Alzheimer). E poi prendo il registro e me ne esco ridacchiando.
Penso che a quasi sessant'anni dovresti saperlo che è pericoloso rischiare una rottura di un vaso sanguigno a forza di strillare. Io l'ho imparato dai mal di testa lancinanti che mi venivano l'anno scorso in III C.
Ripassando dall' atrio, mi rendo conto che ci sono i genitori dei bambini di quinta elementare in visita alla scuola. I quali entrano nell'atrio, vengono accolti da una sorridente Guendalina e da una bidella elegantissima, e contemporaneamente investiti dalle urla selvagge che provengono dalla seconda.
Penso allora che c'è un motivo se le colleghe di Arte, specie anziane, non le fanno venire a lavorare il sabato.

2) Poi ho anche scritto:
"e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci".
Invece oggi ho avuto parecchie carte a mio favore. Intanto ho assistito alla scena pietosa che stava facendo la collega di Arte e subito deciso che sarei entrata dopo di lei scivolando su un fior di loto, delicatamente appoggiato sulla superficie di un laghetto cinese, con un sorriso etereo, gli occhi sereni e la voce dolce, perchè lei mi aveva preparato venticinque alunni con i nervi strinati e io potevo, per una volta, giocare al poliziotto buono. E così ho fatto.

Poi avevo le verifiche corrette in mano. Quindi sono entrata scivolando sul petalo di loto, con i fiori tra i capelli e una soffusa luminescenza tutt'intorno (molto regina degli elfi, direbbe SDMS) e poi, dalle pieghe impalpabili della mia argentea tunica, han cominciato a uscire sottili frecce avvelenate.


Ero così sorridente e così bastarda che li ho effettivamente stregati. Gli ho dato dei due e dei quattro con così tanta tenerezza che invece dei soliti sbruffoni avevo addosso alla cattedra degli orfanelli dagli occhioni disperati, che mi guardavano come fossi la Madonna, nella speranza di sentirsi dire che c'era ancora tempo per recuperare. Che c'è, se loro mi sognano anche di notte e si spaccano il posteriore sul libro di storia nelle prossime tre settimane.
Eheheheheh. A volte, anche se raramente, in questo mestiere hai proprio il coltello dalla parte del manico.

3) Ho scritto anche che l'open school "comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni" e infatti oggi avevo largo pantalone gessato, scarpe maschili coi lacci, collana sì, ma di bottoni color panna e marrone, capelli gonfiati dall'umidità nella solita criniera ingestibile. Ormai sono di ruolo, che cazzo, sono gli altri che si devono abituare, mica io che devo adeguarmi. Però sorridevo, perchè io sono (ahahah) un tipo solare. E poi ho visto arrivare la sorellina piccola di un ragazzo che ho avuto il primo anno che lavoravo a Paesino di Sogno e, come sempre, tutto quel che mi ricorda quell'anno mi rende felice.

4) Infine ho scritto: "non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato", ma, ahimè, sono stata smentita.

Dovete sapere che il Gigante, di cui non faccio mistero di essere da anni devotamente e umilmente innamorata, in modo casto, poetico e medievale, tipo il menestrello che ama la sua castellana, oggi è arrivato a scuola col nipotino: Samuele, 4 anni, biondino e peperinissimo.
Io, ecco, va bene, fatemi vedere uomini attraenti e fascinosi quanto volete, ma NON per mano a un bambino. Perciò, mentre il vicepreside con la sua bella voce e quegli occhi stupendi spiegava alle famiglie l'orario della scuola, io lo ascoltavo appoggiata a un termosifone, con una certa superficialità, riflettendo tra me e me su quanto è bello un omone di un metro e novantacinque che tiene delicatamente per mano un cosino biondo di quattro anni.

Finchè non è scattata la fatidica domanda: "Si sa chi sono gli insegnanti delle prime?" e lui ha risposto: "Mah, gli stessi di sempre, ormai sono tutti titolari; c'è un pensionamento nella sezione A, se ne va la collega di Lettere, ma c'è la professoressa Castagna che subentra..."
In quella si gira, mi guarda e vede il mio sopracciglio: sul quale campeggia la scritta "ma scusa, Gigante, venti minuti fa ci hai raccomandato di restare sul vago, perchè è una decisione che prenderemo più avanti...", per cui fa una rapida correzione, dicendo "... perchè probabilmente ci saresti tu, no?"
E io, accennando all'Inflessibile: "Oppure lei..."
E lui, slittando male sul ghiaccio sottile: "Sì, ecco, c'è anche la collega, insomma una di loro due, comunque insegnanti che sono già qui da anni."

E così, non solo quest'anno, grazie al pensionamento della Brava Crista, so già che avrò la cattedra, ma so anche in anticipo da che angolazione me lo metteranno in quel posto a settembre... Beh, è un progresso, rispetto alle ultime due estati in cui non sapevo che fine avrei fatto, no?